La Sala delle Armi del Castello di San Pietro. Armi in grado di raccontare storie di uomini, e non solo vicende di guerra, ma di vita corrente, un secolo dopo l'altro

Sala delle Armi

L'Armeria che Racconta

Sala delle Armi
L'Armeria che Racconta

Non è l'armeria che ci si può aspettare di vedere in un castello, con giusto quanto serve a un corpo di guardia del XV secolo: è un vero e proprio museo. Qui troverete armi in grado di raccontare storie di uomini, e non solo vicende di guerra, ma di vita corrente, un secolo dopo l'altro.
Ogni oggetto che l'uomo ha concepito e costruito nella storia è un riflesso della sua intelligenza, e questo le armi lo sanno esprimere in modo sempre emozionante.
Lo vediamo davanti a una minuscola “pistola da palmo”, un'arma da fuoco che il baro abituale nascondeva nel taschino del panciotto, e la cui canna poteva spuntare come per magia tra le dita dell'imbroglione nell'istante in cui voleva sottrarsi alla reazione delle sue vittime: davvero un minuscolo gioiello di meccanica. Ancora sino a un passato non troppo remoto, l'Ottocento, il viaggio restava una vera impresa ricca di incognite, tra cui i briganti, vero incubo di chi doveva passare lunghe giornate in carrozza attraverso luoghi desolati e boscosi pur nella civilissima Europa. Ed ecco due apparentemente innocenti quanto eleganti bastoni da passeggio, che in un istante sfoderano lame acuminate e affilatissime; “mazzagatti”, pistole di calibro discreto che si potevano nascondere nella borsa o sotto la giacca, e un fucile dal calcio pieghevole che spariva sotto il mantello. Dall'altra parte, i malfattori potevano sventolare la minacciosa bocca svasata di un “trombino”, promessa di una scarica di pallettoni, alla quale però un viaggiatore coraggioso poteva rispondere con il fuoco a ripetizione di una “rivoltina” a sei canne, un'arma piccola ma micidiale che gli americani chiamavano “pepperbox”, o addirittura con due pistole a doppia canna e dotate di una baionetta ciascuna! Scopriamo qui che persino un sacerdote di passaggio poteva rivelarsi un osso duro da derubare: un innocente breviario si apriva per offrire una pistola carica. Chi, più prudentemente restava a casa, non dimenticava però di festeggiare le solennità religiose o familiari con i “mascoli d'allegrezza”, piccoli mortai che potevano produrre esplosioni fragorose con vampate che sbigottivano, irrinunciabili per il giubilo di grandi e piccini nei tempi andati. La storia delle armi da fuoco è ben espressa da pezzi anche di una certa rarità: si va da un “focone da posta”, enorme archibugio che si appoggiava agli spalti delle fortificazioni e funzionava a miccia, per ritrovare bei moschetti a pietra focaia dagli eleganti meccanismi tutti ancora funzionanti. Dal 1830 si diffondono fucili e pistole “a luminello”, dove la detonazione è maggiormente garantita dall'uso di inneschi già preparati, e infine l'epopea delle cartucce e dei vari percussori e otturatori scorrevoli e tamburi girevoli, una vera gara di ingegni tra gli armaioli di vari paesi europei e degli Stati Uniti.
Una sezione vasta e sorprendente è quella delle armi bianche, comprese quelle “in asta”, e tale da coprire intere pareti: alabarde e spiedi, picche, corsesche e partigiane, e persino un “buttafoco”, un'arma da antico artigliere che serviva anche ad allungare la miccia accesa verso la culatta di un mortaio o di un cannone, restando quindi un po' più lontani da un pezzo che poteva sempre esplodere. Spade, daghe e pugnali sono un universo a parte, che ci aprono prospettive anche su paesi lontani: sciabole da ufficiali di splendida fattura, “stocchi”, fioretti e stiletti che ci immaginiamo nelle mani di un maestro di scherma, possenti “claymore” scozzesi dalle bellissime else, sino a “tulvar” e “katar” indiani, “jambye” yemenite, un “khukri” nepalese, un “kriss” malese, e il tutto in ottimo stato di conservazione. Per concludere, una parte è dedicata alle guerre in Abissinia, con armi bianche che con tutta probabilità furono preda bellica infine giunta nel nostro Paese con i soldati che ritornavano a casa: spicca la lama ancora lucida di una larga spada diritta, che vicino all'impugnatura porta cesellato in modo finissimo, da vero maestro, il profilo inconfondibile di Menelik II, uno dei più grandi “Negus Neghesti” che l'Etiopia abbia mai avuto, sovrano dal 1889 al 1913. Possiamo immaginare facilmente quest'arma nelle mani di un “fitawrari”, un grande comandante: chi era, e quale fu la sua storia?
Questa non è un'armeria, ma uno scrigno colmo di racconti per chi vorrà esplorarlo con curiosità e giusto quel pizzico di immaginazione.

VISITE GUIDATE

Il Castello è  aperto la DOMENICA e i FESTIVI (Pasqua, Pasquetta, 25 Aprile, 1 Maggio, 2 Giugno, 15 Agosto, 1 Novembre) dalla prima Domenica di Marzo al Ponte di Ognissanti.

Il Castello di San Pietro è interamente visitabile; il tour guidato, della durata di circa 1 ora e 15 minuti, prevede la visita delle sale del pian terreno e dei saloni del piano nobile, l’ingresso alla Sala delle Armi, al MiM - Museum in Motion e alla mostra Cina Millenaria - I Guerrieri di Xian, allestita nei sotterranei della roccaforte.

ORARIO:
Mattina ore 11:00 
Pomeriggio ore 15:00 - 17.00

PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA
E' richiesto il green pass, distanziamento interpersonale e mascherina.

INGRESSI:
GRATUITO: Bimbi fino a 5 anni e persone con disabilità
RIDOTTO BAMBINO da anni 6 a anni 12: € 6
RIDOTTO RAGAZZI da anni 13 a anni 18: € 8
RIDOTTO possessori PASSAPORTO del Ducato, Over 65, soci FAI, possessori della Student Card dell'Università di Parma, possessori biglietto d'ingresso museo delle Cere di Grazzano Visconti e accompagnatori persone disabili: € 9
INTERO: € 10

CONTATTI:
info@castellodisanpietro.it 
+39 (0)523 839056